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ALBERTO MEDA,
TENSIONE E LEGGEREZZA

Allestimento di Riccardo Blumer, Triennale, Milano  
 

Sono orgoglioso di aver potuto lavorare con Alberto e poi Marco e tutta la squadra della Triennale per questa mostra, un’occasione molto speciale.

 

Dovevamo realizzare un’esposizione di design preciso, senza ambiguità, per l’appunto (oggi) speciale.

 

Con Alberto e Marco, abbiamo pensato (loro dicono per colpa mia!), di immaginare delle situazioni di scomposizione per parti e per funzione dei prodotti di Alias, Vitra, Caimi, Luceplan, Alessi, ecc. ecc…. che evidenziassero delle “zone d’uso” o “funzionali” in cui il progetto di Alberto veniva raccontata direttamente, meccanicamente, fisicamente e interattivamente. Dei “giochi”.

 

Abbiamo immaginato una prima zona della mostra in cui si potessero esporre “brani” del progetto estrapolandoli dal suo contesto completo e che attraverso queste “terzine” o “sonetti” si potesse percepire l’opera completa di una sedia, un tavolo, una lampada o di altri prodotti. Ricordo quando un importante amico storico raccontava che una buona strada si esprime in ogni sua curva senza eccezioni. Alberto me lo ha ribadito.

 

Ecco la nascita dell’idea dei “giochi”. Meda si divertiva a mostrare fenomeni “tecnici” caratterizzanti i suoi progetti e io a trasformarli in un altro uso..

 

La tensione delle corde sotto la Longframe diviene un’arpa tensionata da martinetti le cui vibrazioni prodotte dal visitatore come su uno strumento musicale sono amplificate da una cassa sonora per cui la sedia è un l’Arpaframe o un Benjoframe, le capacità ginnastiche delle sedie da ufficio di Vitra in attrezzi da bicipiti in cui l’allenamento muscolare diventa la meraviglia delle articolazioni e delle resistenze, i suoni delle “ossa” strutturali in plastica per Vitra caricate o meno di nylon uno xilofono da Officina, la cerniera degli occhiali uno spaventoso ingrandimento elettronico che induce a confondere la scala genetica del progetto stesso, rinvii e carrucole trasformano Fortebraccio nel personaggio di un teatro dei burattini, in un Pupo articolato che potrebbe raccontare di epiche avventure, un bigliardino da calcio impone ordini alle lampade ON OFF che come soldatini obbedienti al caporale si accendono e spengono in “truppa”, una macchina della tortura costringe la Frame e dimostrare quanto l’idea dell’ inferitura (linguaggio velico) e la forza della rete sia stata la meravigliosa e geniale intuizione per il successo infinito di questo prodotto e in fine una giostra da azionare con una manovella  che fa ballare i colori della Titania. 

 

Il gioco implica tecnica e precisone ed è l’unica attività che divertendoci ci fa crescere. Sono caratteristiche non così facilmente evidenti nella loro relazione all’occhio comune. In fondo mi sembra che Alberto mi abbia usato per esporre la sua capacità di divertirsi progettando, sono stato come un giullare ma di quelli che possono parlare e ascoltare dalla bocca e nell’orecchio nell’orecchio del re per averne le confidenze più belle. Servire è il mestiere della conoscenza e della bellezza.

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